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RIPRENDONO GLI ALLENAMENTI DELL’ASD RUGBY VALCUVIA PER LA STAGIONE 2014/2015

Dalla under 6 alla categoria seniores, in squadra c’è un posto per tutti.

Vieni a provare, ti divertirai.

  • Sei un papà o una mamma alla ricerca di uno sport sano e divertente per tuo figlio o tua figlia?
  • Sei un ragazzo delle elementari, delle medie, delle superiori, e vuoi scoprire se davvero giocare a rugby è bello come hai sentito dire?
  • Sei grande e temi che ormai sia tardi per iniziare a giocare a rugby?
  • O magari hai già giocato a rugby e poi hai smesso ma dentro di te senti una voglia matta di tornare in campo?

In tutti questi casi, devi solo prepararti e venire al Centro sportivo via Noga di Cassano Valcuvia.

Per questa Stagione ( 2014 / 2015 ) il direttivo ha approvato, in accordo con gli allenatori e il responsabile tecnico i seguenti giorni di allenamento e la data di inizio.

  • Seniores e Under18 ( dai 16 ai 41 anni) si allena il mercoledì e venerdì dalle 20.00 alle 21.30. 1° allenamento Domenica 31 Agosto ore 10.30
  • Under 16 , Under 14 e Under12( dai 11 anni ai 15 anni)  si allena il mercoledì e venerdì dalle 18.30 alle 20.00. 1° allenamento venerdi 12 Settembre ore 18.30, Verrà fatta una riunione nella settimana prima, data ancora da decidere.
  • MiniRugby( dai 6 anni ai 10 anni)  si allena tutti i sabati del mese di Settembre, Ottobre e Novembre, e poi Marzo, Aprile e Maggio dalle ore 15.00 alle ore 16.00. Abbiamo scelto di non fare attività nei mesi freddi.

 

Cosa serve per venire a provare?

Semplice serve un certificato medico valido, un paradenti, un paio di scarpe da gioco, maglietta e pantaloncini o tuta ed il necessario per la doccia, e tanta voglia di divertirsi.

Il rugby è un gioco per tutti.

Cosa insegna a mio figlio

“Si dice che il Rugby sia una scuola di vita, ed e’ vero. Chi gioca a Rugby impara a rispettare i compagni, gli avversari, e di conseguenza, se stesso; impara insomma a diventare un uomo, e questo non e’ cosa da poco.

Si dice che il Rugby sia uno sport democratico, ed e’ vero. Provate ad entrare in uno spogliatoio e ve ne renderete conto immediatamente: grandi, piccoli, alti, magri, enormi, tutti che si cambiano insieme; Questo vuol dire dare una opportunità, vuol dire che c’e’ un ruolo adatto a chiunque, questo non e’ poco.

Si dice che a Rugby non possono giocare tutti, ed anche questo e’ vero. Chi gioca a Rugby deve essere coraggioso, deve saper prendere una decisione, deve essere sempre leale, deve aiutare un compagno in difficoltà a costo di un grande sacrificio, e questo non e’ da tutti.

E’ per questo che io ho portato mio figlio a giocare a Rugby, quando lo vedo placcare un avversario molto più grande di lui, quando lo vedo gioire insieme ai suoi compagni, o quando lo vedo sporco di fango….penso e dico… vorrei anche io avere un po’ del suo coraggio.” Un papà di un bambino che gioca a rugby

Il rugby insegna al bambino la “collaborazione” e lo spirito di sacrificio !

Appena un bambino vede la palla in genere non la prende a calci ma la esplora con le mani la osserva e la lancia con le mani. E’ naturale che poi impari a correre con la palla in mano una volta che gli viene spiegato il gioco.

Attraverso il gioco, l’allenamento e la competizione il bambino affina le sue potenzia atletiche individuali (IO) e impara a collaborare con i compagni e gli avversari (ALTRI) per raggiungere la meta.

Di fatto sviluppa quella problematica educativa (IO-GLI ALTRI) attraverso lo sport e la competizione rafforzando l’idea che alcuni obiettivi (PROGETTO META) che da solo non potrebbe raggiungere li può raggiungere con i suoi compagni.

COME si apprende il rugby ?

E’ ormai opinione diffusa che il miglior metodo per apprendere il gioco sia appunto… giocando!!!

Il bambino impara rapidamente a correre con la palla, a fermare l’avversario che porta la palla e sopratutto a raggiungere il suo obiettivo … la meta !

Acquisisce quindi la modalità per una corretta corsa ed un corretto modo di cadere se placcato e comincia ad acquisire capacità e destrezza per evitare di essere bloccato dall’avversario.

Inoltre comincia ad acquisire il concetto di disciplina in campo dove non si deve mai protestare o reagire e impara a controllare le reazioni.

Con il minirugby inizia una vera e propria scuola di vita in un ambiente sereno, motivato alla stima reciproca, alla responsabilizzazione ed alla cura delle relazioni interpersonali.

COSA si apprende con il rugby ?

E’ attraverso il gioco che si esprime la libertà e si apprendono gli elementi di disciplina che tanto caratterizzano il gioco [mondo] dell’adulto.

Sfera psico-sociale:

  • Combattività
  • Controllo dell’aggressività
  • Presenza
  • Comunicazione
  • Disciplina
  • Rispetto
  • Piacere di stare insieme e divertimento

Sviluppo fisico:

  • Accelerazione
  • Velocità
  • Lavoro sotto pressione
  • Resistenza

E’ PERICOLOSO giocare a rugby ?

Il rugby è uno sport di contatto e come tale un bambino che effettua tale sport si abitua al contatto fisico con altri bambini e con il terreno di gioco migliorando in questa maniera la conoscenza del suo corpo e l’autocontrollo. Proprio l’abitudine al contatto fisico permette ai giocatori di evitare traumi (ad esempio rotolando quando si cade piuttosto di assorbire l’urto) e di comprendere meglio l’effetto di spinta su un compagno di gioco (molto più pericolosa nel bambino che non è abituato a dare e ricevere spinte).

Il contatto fisico da anche maggiore “sicurezza” al bambino che sà meglio affrontare e gestire i rapporti interpersonali.

Un aspetto importante, ritenuto altamente educativo, è che solo il bambino che porta la palla può essere placcato: questo innesca il principio di responsabilizzazione del bambino che ogni volta che tocca la palla sa che gli altri bambini la possono “rubare” o lo possono spingere per terra (il placcaggio è un gesto tecnico tipico di una età più adulta).

TUTTI possono giocare ?

Si! Questo sport avendo numerosi “ruoli” o compiti è adatto a tutti i tipi di fisico: ogni bambino si identifica in un ruolo in cui sà di essere utile per i suoi compagni e sopratutto apprezzato!

Quello che il bambino può vedere come difetto (pesante, alto, magro…) diventa utile nel gioco per i suoi compagni e per la sua squadra.

Il rapporto statura/peso non risulta essere mai un problema in questo sport e, appunto, aumenta l’autostima del ragazzo che da “inutile” o peggio “scartato” da altri sport diventa improvvisamente cruciale e protagonista nel nostro.

QUANDO iniziare a giocare ?

Tipicamente i bambini si avvicinano al minirugby verso i 7-8 anni.

Naturalmente le regole sono diverse e nelle prime fasi la pratica del rugby si trasforma a momenti ludici con regole molto semplici.

Quale IMPEGNO FISICO deve sostenere il bambino ?

L’impegno fisico (in particolare lo sforzo cardiovascolare) è identico a quello di altri sport di squadra la differenza è legata all’abitudine al contatto fisico.

La preparazione fisica del giocatore deve essere impostata per sviluppare le capacità di coordinamento, il bambino deve essere in grado di correre, spingere, saltare e deve avere una buona destrezza per scartare gli avversari.

La SCUOLA ?

La scuola è tenuta in massima considerazione dagli istruttori che verificano tra i ragazzi i progressi sportivi ma anche quelli scolastici invitandoli a rispettare gli impegni sia sportivi che educativi. La collaborazione con la famiglia è uno dei momenti più belli in questo sport.

Il bambino, è esperienza comune testimoniata dai genitori,  trova uno stimolo in più ad affrontare l’impegno scolastico in prospettiva del gioco.

Cosa deve fare il GENITORE ?

Il genitore è invitato a presentarsi agli allenamenti dagli istruttori e comunicare i problemi che il tecnico non sempre è in grado di rilevare. Verrà sempre ricambiato dell’attenzione che i problemi esposti necessitano.

Sicuramente il genitore entra in un ambiente che deve sentire suo, e alla pari del bambino deve integrarsi nella “squadra” condividendo con il figlio un impegno annuale che lo vedra’ accanto al figlio negli allenamenti e nelle partite.

Il supporto del genitore non è solo contingente (accompagnare, pagare, organizzare la giornata del figlio) ma anche morale (sostenere, incoraggiare, gioire dei successi e anche consolare delle sconfitte o dei problemi interpersonali).